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CITTÀ (IN)VISIBILI

"A cross-over show between literature, music and art.
A meditation on today's cities through the words of Calvino's 'Invisible Cities' and the music of Castelnuovo-Tedesco.​​"

 

in Italian
La compagnia

 

Roberta Mangano: regia e chitarra

Riccardo Trovato: parola

Luca "Sten" Barachetti: disegno e graffiti

Nicholas Nebuloni: chitarra e violino

CITTÀ (IN)VISIBILI è un progetto vincitore del bando di residenza artistica 2021 presso Karakorum Teatro - Spazio Yak con il sostegno del Comune di Varese. 

Contatti

cittainvisibili2021@gmail.com

INSTAGRAM

@citta_in_visibili

FACEBOOK

@cittainvisibili2021

 

La performance

CITTÀ (IN)VISIBILI è uno spettacolo che parla di creazione e costruzione.

 

Come un cantiere aperto in cui lavoratori di origini, lingue e specialità differenti partecipano all'obiettivo comune di costruire un'opera a servizio della comunità, gli artisti creano opere fatte di suoni, parole o linee su una tela. Nel luogo per eccellenza della creazione, il palcoscenico, e nel tempo dello spettacolo, quattro artisti si incontrano e dialogano diventando attori e abitanti di una città che costruiscono poco a poco. Ogni artista crea con i propri strumenti di lavoro: parole, colori e note, seguendo le tracce di chi prima di loro ha scritto, parlato e dipinto città e società. 

Nel 1972 Italo Calvino pubblicava "Le città invisibili", un romanzo ispirato al viaggio di Marco Polo per l'immenso impero orientale. Il viaggiatore descrive le città da lui esplorate, non solamente come un insieme di mura ed edifici, ma soprattutto come una rete invisibile di connessioni tra persone che condividono uno spazio comune. Un secolo prima, anche Francisco de Goya descriveva la realtà e la sua gente nelle litografie dei "Caprichos". Attraverso le sue immagini fantastiche, criticava e ironizzava la società del suo tempo. A queste opere visive si ispirò successivamente il compositore Mario Castelnuovo-Tedesco, che nel 1961 pubblicava la raccolta intitolata "Caprichos de Goya" per chitarra, in cui ogni brano diventa immagine sonora dei quadri del pittore spagnolo. 

Ispirandoci alle parole e alla musica dei maestri che per primi hanno interpretato le città a loro contemporanee, questa performance mira a costruire insieme un senso di comunità. Gli artisti e il pubblico, condividendo lo spazio e il tempo della performance diventano parte di una rete di fili e relazioni (in)visibili. Un attore, nei panni del viaggiatore, e due musicisti dialogano sul palco che ha per sfondo una scenografia vuota. Sarà un artista a riempirla e dipingerla dal vivo, rendendo così visibile la costruzione della città. Materiali di strada come pallet, cartoni e scatole ritroveranno un nuovo uso in una città che recupera, dà importanza, ridona vita. 

 

Jonathan Larson diceva che il contrario della guerra non è la pace, ma la costruzione, perché quando si crea non si distrugge. L'obiettivo di questo spettacolo è dunque costruire insieme, attori e pubblico, una città più ecologica e più civile che lascia spazio a tutti, che dà importanza alle cose giuste e le fa durare.